| Il
passo silenzioso della ninfa
Valentina Giovagnini, rivelazione di Sanremo, si confessa
a News2000
Il
passo della neve che l'ha accompagnata nel suo debutto
sanremese era "silenzioso", l'eco del suo
successo decisamente no. Valentina Giovagnini, creatura
sospesa fra ere diverse in un tempo senza tempo, divisa
fra palcoscenico e mondo delle fate, è stata
la vera rivelazione del festival di Sanremo. Seconda
classificata fra le nuove proposte, è lei la
vincitrice morale dell'intera manifestazione. Tutti,
critici e spettatori, si sono tolti il cappello di fronte
alla sua interpretazione, alla sua travolgente presenza
scenica, al suo sguardo incantatore che sembra uscito
da qualche pagina de "Le mille e una notte".
Il suo brano sta spopolando in radio e ora il suo album
"Creatura nuda", coinvolgente oltre ogni più
rosea aspettativa, è destinato a percorrere a
piedi nudi non le colline di Donegal, come una delle
sue canzoni vorrebbe, ma le montagne del successo.
Un successo che già all'indomani di Sanremo sembrava
averla coinvolta in un mare di complimenti, interviste,
applausi, riconoscimenti e attestati di stima. E in
un mare simile basta un'onda anomala per far perdere
la testa. Soprattutto se fino al giorno prima si era
abituati al massimo a qualche nuotata spensierata lungo
il fiume dell'anonimato.
Non
è questo il caso di Valentina, ninfa moderna
dalla personalità troppo forte per lasciarsi
ubriacare dal clamore dell'inebriante momento.
Non posso negare – spiega lei –
che tutto quello che è successo durante e dopo
Sanremo mi abbia travolto a livello psicologico, se
non altro perché ha scombussolato tutte le mie
abitudini. Ma ne sono felicissima: è bello fare
cose che non mi sarei mai sognata di fare.
Alla
vigilia del tuo esordio avresti creduto che tutto questo
sarebbe diventato realtà?
Io per mia natura sono sempre stata portata
a credere in me stessa. Credo che sia una componente
fondamentale per riuscire in quello che si vuole. Certo,
da qui a tutto il resto…
Da
poco è uscito il tuo album, "Creatura nuda":
ce ne vuoi parlare?
È il prodotto del mio percorso artistico
e della mia idea di riportare all'oggi temi, suoni e
colori che appartengono al passato.
Perché
questo sguardo a ritroso nel tempo?
Io sono nata e vissuta in una zona, la Val di
Chiana, in cui tutto, dalla storia alle tradizioni,
dalla cultura all'architettura, rimanda al passato.
Mi sono formata in questo contesto e ciò mi ha
proiettata in questa direzione.
La
tua passione, dunque, non si ferma solo alla musica…
No. Sono affascinata e coinvolta da tutti gli
aspetti che rimandano a una certa tradizione: dall’arte
alla letteratura.
Perché
"Creatura nuda"?
Perché c'è dentro un messaggio
che volevo trasmettere. Perché penso che ci si
debba spogliare delle convenzioni dell'attualità.
Perché mi piace immaginare una nudità
primordiale in cui gli uomini non avevano indosso né
vestiti né preconcetti. La creatura nuda simboleggia
questo ritorno alle origini.
La
tua musica è lo specchio della tua personalità.
E il tuo look?
Anche il mio modo di vestire lo è. Il
mio look mi appartiene, io devo indossare qualcosa che
mi rappresenti. Spesso metto mano ai vestiti che compro
e li modifico perché li trovo incompleti, non
in linea con il mio modo di essere. E ho una passione
innata per i colori che rimandano alla natura.
Rimaniamo
in tema di personalità. Che valore dai alla parola?
Penso che significhi avere le proprie idee e
manetnere una certa dimensione.
Una
dimensione che si può cambiare?
Forse sì, ma nel mio modo di vivere la
realtà io sono sempre molto proiettata sul presente.
E visto che il presente è questo, l'idea del
cambiamento ancora non mi coinvolge.
Cosa
fai nella vita di tutti i giorni, a parte cantare e
rilasciare interviste?
Studio: frequento lettere con indirizzo dello
spettacolo all'università. E quando ho tempo
ballo. La danza è l'altra mia grande passione
dopo la musica. Ho fatto 9 anni di danza classica e
3 di danza jazz e quando posso mi piazzo in mansarda,
dove ho un sacco di spazio, e ballo.
La
tua dimensione eterea, costantemente proiettata verso
un'altra epoca fa supporre un rapporto poco confidenziale
con internet. È così?
Solo in parte. Non sono una grande appassionata
di computer, questo è innegabile. Però
mi rendo perfettamente conto di come la rete sia diventata
uno strumento indispensabile per mille motivi. Non a
caso ho anche un mio sito.
Dulcis
in fundo: l'amore?
Mi mette in crisi. L'amore è qualcosa
che abbraccia tante altre cose, non riesco a definirlo
né a semplificare il mio rapporto con il sentimento
in sé. Trovo che sia più facile innamorarsi
anima e corpo di una passione che non di una persona.
Che
cosa c'è di così difficile nell’innamorarsi
di qualcuno?
Il problema, credo, non è trovare qualcuno
da amare, quanto riuscire a mantenere quel sentimento.
3
maggio 2002
Matteo Grandi |